Il segreto di A.

Il segreto di AA. ha una voce tonante, un po’ roca. Da fumatrice incallita direi. O forse deve esserlo stata a lungo, perché ora che ci penso non l’ho mai vista con una sigaretta tra le dita.

È una di quelle che conosce tutti in paese. Dai netturbini al ragazzo del bar che tira su la saracinesca giusto quando noi si parte alla volta della stazione.

Mentre io indosso gli occhiali scuri che fuori è ancora più scuro delle mie lenti, A. si sbraccia in grandi buongiorno come stai, ieri non ti ho visto, ma il bus era in ritardo. Con il calore e l’accoglienza di un sorriso che misura la stessa distanza di quella tra le orecchie.

Deve essere per via della sua socievolezza, che a volte sì suona un po’ stonata alle 6,30 del mattino, che conosce anche i fatti di tutti. Del resto ci è riuscita anche con me, che devo esser stata il suo osso più duro.
E’ bastato che mi sedessi davanti a lei, una mattina e un Oh che bella bambina ben piazzato mentre armeggiavo col cellulare, mi ha fatto cadere nel tranello.

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In viaggio con A.

Dalla rete alla quotidianitàQuella di oggi è una storia di incontri. Di quelli belli.

È la storia di un’incursione. Dalla rete alla quotidianità.

Sì, perché oggi sul mio tragitto pendolare, ho trovato Arianna. Sì proprio Arianna del Blogdeibonzi.
Anzi, a essere precisi è lei che ha trovato me, perché è salita qualche fermata prima, dalla sua trasferta estiva al mio paesello, e mi ha tenuto il posto.

E in quella mezz’ora di tragitto che ci separava le ho indicato F. Quel signore magro coi capelli bianchi, di quella magrezza che mi ricorda mio nonno, che tutte le mattine siede al primo posto a destra dell’autista. E incita i passeggeri ad agevolare le operazioni di salita e discesa, che si fa tardi e c’ha da prende er treno. (Che poi vabbè ce n’è un altro dopo dieci minuti, ma è un dettaglio).

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Il Presidente

Il presidente del gruppo pendolariHo avuto l’onore di conoscere il Presidente.

Alt, non è come pensate. Non parlo del Presidente della Repubblica, di cerimoniale e abbigliarsi in maniera consona all’occasione.

No, parlo di R. meglio noto come il Presidente del gruppo pendolari del mio paese. Sì, perché da quando ho anticipato l’orario di viaggio con il rientro fulltime, ho scoperto un gruppo di pendolari incalliti che viaggiano assieme da decenni, e di pendolari meteore, la cui resistenza dura l’arco di qualche anno. Io non so ancora bene a quale dei due appartenga, ma questa è un’altra storia.

Il presidente è un omone che ha parecchi anta, grande e grosso. Uno di quelli con le mani grandi e la faccia buona.

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Quel giorno perfetto

Quel giorno perfettoTanti dei miei compagni di viaggio lavorano nelle forze dell’ordine. Lo si capisce dalla divisa, per chi la indossa. Ma anche dal fatto che si muovono in gruppo e che non li si incontra tutti i giorni, perché fanno i turni.

A. ad esempio mi è venuto incontro un giorno, con un Ciao caloroso. Io, naturalmente non sapevo chi fosse, o meglio non lo ricordavo. Ma credo sia tipico del deficit imbarazzante di sonno, o del fatto che quando ti sei trasferita da poco in un posto tutte le facce ti sembrano note, e allo stesso tempo sconosciute.

A salvarmi dall’imbarazzo la mia amica G. che ha subito intavolato conversazione.
A. mi ha chiesto della mia bambina, chiamandola per nome. Di come andava la ricerca della casa. Di come ci stessimo trovando in questo nuovo paese. Azz. A. mi conosceva per davvero. Sapeva quello che diceva.

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Storie di madri, storie di figlie

Storie di madri, storie di figlieChe strana la vita. Ci vuole di prendere lo stesso treno o lo stesso autobus ogni giorno per scoprirsi vicini di casa. O almeno, per me che provengo da un paese in cui conosci vitamorteemiracoli delle famiglie che abitano alla distanza di dieci civici dal tuo, è un fatto strano.

Così è successo con A. quel giorno che il treno è arrivato in ritardo (Toh!) e le ho detto se hai bisogno di un passaggio ho un posto in macchina, mi ha risposto grazie, io abito in via di. Ma dai, la mia! Ma dai? Il palazzo accanto al mio!

È stato da allora che io e A. abbiamo iniziato a sederci accanto quando i nostri orari coincidono.

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