Il segreto di A.

Il segreto di AA. ha una voce tonante, un po’ roca. Da fumatrice incallita direi. O forse deve esserlo stata a lungo, perché ora che ci penso non l’ho mai vista con una sigaretta tra le dita.

È una di quelle che conosce tutti in paese. Dai netturbini al ragazzo del bar che tira su la saracinesca giusto quando noi si parte alla volta della stazione.

Mentre io indosso gli occhiali scuri che fuori è ancora più scuro delle mie lenti, A. si sbraccia in grandi buongiorno come stai, ieri non ti ho visto, ma il bus era in ritardo. Con il calore e l’accoglienza di un sorriso che misura la stessa distanza di quella tra le orecchie.

Deve essere per via della sua socievolezza, che a volte sì suona un po’ stonata alle 6,30 del mattino, che conosce anche i fatti di tutti. Del resto ci è riuscita anche con me, che devo esser stata il suo osso più duro.
E’ bastato che mi sedessi davanti a lei, una mattina e un Oh che bella bambina ben piazzato mentre armeggiavo col cellulare, mi ha fatto cadere nel tranello.

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Viaggiare sicuri

Viaggiare sicuriOvvero come sopravvivere a un viaggio in auto di oltre 600 km con bambino di due anni rigorosamente in seggiolino.

Non siamo nuovi a questi viaggi. Nei due anni di vita dell’Inquilina è il quarto che facciamo (considerando la sola andata, altrimenti il numero di raddoppia).

Certo, ora capisco il senso di mogli e buoi. Perché quando sposi qualcuno che abita così distante dalla tua terra d’origine, ovunque tu decida di risiedere, avrai sempre dei nonni da andare a trovare. E vi assicuro, che a volte è ‘na fatica

Se poi aggiungiamo l’innata avversione della fanciulla, non per il viaggio in sé, ma per lo stare costretta nelle cinture del seggiolino, la prospettiva non è delle più rosee. Quando con fare fulmineo riesce a sfilarsi le bretelle, strette a dovere sia chiaro, mi domando seriamente se abbia a che fare con l’erede di Houdini.

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Io, L. e Peppa Pig

Io, lei e Peppa pigL. mi si è seduta accanto sul 40. In uno di quei posti che quando è così caldo non sai se faresti meglio a stare in piedi piuttosto.

Con la schiena attaccata ai cinquanta e più gradi del motore, per intenderci.

Che poi non è che si fosse proprio seduta. Sulle prime ho notato prima la sua Peppa Pig fatina dei dentini, e poi il braccio scuro e teso intento ad arrampicarsi su un posto troppo alto per il suo metro scarso.

Dopo aver approfittato dell’appiglio che le offrivo col mio braccio, si è voltata a guardarmi. Diffidente.

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La schiscetta del pendolare

La schiscetta del pendolareSe c’è una cosa che contraddistingue un pendolare incallito da un pendolare meteora, oltre che il muoversi in gruppo, è la schiscetta.

E’ evidente quella seconda borsa, che impegna di solito il braccio sinistro, contiene quelle che spesso sono le rimanenze della cena, o qualcosa di buono preparato dalle mogli (sì, la maggior parte dei pendolari sono uomini, ma questa è un’altra storia), o comunque qualcosa di certo più sano ma anche economico, di quello che si può comprare in un bar o in una tavola calda.

Ma come direte voi? Uno già sta tutto il giorno fuori di casa, deve viaggiare, e si porta anche la zavorra?!

Me lo sono chiesta anch’io i primi tempi. Poi ho iniziato a portare il pranzo da casa, e ho capito due grandi verità. Read more

Storia di F.

Storia di F.F. è una sportiva. Lo capisci subito dalla postura, pancia in dentro petto in fuori. Come ci insegnavano da piccoli, ai giochi della gioventù. Dalle spalle, larghe per essere una donna. Dalle gambe, agili e muscolose.

Dalle mie parti in realtà sono in tanti a esserlo. Credo sia dovuto alla geografia del posto. Chi pratica sport acquatici. Chi, quantomeno, va a correre.

Descritta così, F. sembrerebbe anche piuttosto mascolina. Invece lei ne sa di bambini. Di sicuro molto di più di quanto ne sapessi io prima di diventare mamma.

Perché F. ha tre nipotini. Che adora. A cui volentieri fa da babysitter anche al sabato sera. Per far respirare un po’ la sorella.

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