Quella mattina che mia figlia mi ha detto Ciao

C’è un pensiero che mi ha accompagnato in questi 31 mesi. Ci sono cose che una mamma non dovrebbe mai conoscere, come il dover uscire la mattina di nascosto di casa per andare a lavoro. Peggio ancora, chiudere la porta e sentire alle spalle tua figlia che piange. E non potersi voltare e tornare indietro.

Sì, lo so che la Maria (Montessori eh) dice che i bambini vanno sempre salutati. Io ci ho provato, ma non ha funzionato mica. Anzitutto perché la mia sveglia suonava ad un orario improponibile. Che avrei dovuto fare, svegliarla all’alba per salutarla? E poi perché ci sono regole che non valgono per tutti.

L’ho imparato a mie spese, ai tempi di Tracy (Hogg, Il linguaggio segreto dei neonati, ndr) e quando ripetevo certe azioni illudendomi che mia figlia si sarebbe addormentata da sola e avrebbe dormito tutta la notte di fila. O che avrebbe poppato ogni tre ore. Andiamolo a raccontare a tutte quelle che come me hanno avuto e hanno neonati spalmati addosso h 24. E magari hanno anche pensato di stare sbagliando tutto.

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Vorrei essere Mamma Pig

Mamma pigCi riflettevo in questi giorni. Che sono in ferie e un po’ mi sento Mamma Pig.

Le volte in cui voglio mettermi davanti al mio Mac e puntualmente l’Inquilina mi sale addosso e pretende di guardare il video di Beo Beo! Un po’ come fanno Peppa e George quando usurpano la tastiera del computer di Mamma Pig per giocare alla gallina che fa le uova, mentre lei cerca di lavorare.

O le volte in cui veniamo al mare e l’Inquilina sosta nell’area della doccia dello stabilimento per saltare allegramente nelle pozze di fanghiglia di sabbia, su e giù come Peppa Pig, ma senza le galoche. Che Dio l’abbia in grazia per la sua pazienza Mamma Pig.

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Io, L. e Peppa Pig

Io, lei e Peppa pigL. mi si è seduta accanto sul 40. In uno di quei posti che quando è così caldo non sai se faresti meglio a stare in piedi piuttosto.

Con la schiena attaccata ai cinquanta e più gradi del motore, per intenderci.

Che poi non è che si fosse proprio seduta. Sulle prime ho notato prima la sua Peppa Pig fatina dei dentini, e poi il braccio scuro e teso intento ad arrampicarsi su un posto troppo alto per il suo metro scarso.

Dopo aver approfittato dell’appiglio che le offrivo col mio braccio, si è voltata a guardarmi. Diffidente.

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Di una mamma pendolare

Mamma pendolareAnche se questa è la storia di una #mammapendolare, G. mi ha abbordato ai giardinetti.

Scusa tu prendi l’autobus? Cioè voglio dire viaggi? Insomma la mattina che vai a lavoro a Roma con i mezzi?

Mai approccio fu più impacciato.

Affannata appresso a un’Inquilina novemesenne che aveva appena scoperto la sua indipendenza nel camminare, ho alzato lo sguardo per un nano secondo e ho pensato Ma questa chi è?

No, non è quello che ho detto, anzi ho risposto con fare abbastanza socievole. E dopo esserci scambiate le quattro battute di rito sul chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo, neanche fossimo due ragazze di Gauguin, ci siamo ripromesse di incontrarci presto, su questo o quell’altro treno.

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Volevo solo fare la mamma

Volevo solo fare la mammaAvete presente quelle bambine che sognano il principe azzurro e l’abito bianco fin da piccole?
Un po’ come in Bride Wars Emma e Liv giocavano a turno a fare lo sposo e la sposa, e immaginavano di scambiarsi le promesse al Plaza avvolte in un Vera Wang. Che attenzione donne se volete entrarci, perché “Non è un Vera Wang che si allarga, sei tu che ti restringi“.

Ecco, decisamente, non ero io.

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