Abitudini pendolari

Se c’è una cosa che contraddistinguere l’essere pendolare è l’abitudine. Dopo quasi due anni di onorata occupazione di un posto AR sulla FL7, dal lunedì al venerdì, potrei raccontarvi tanto di ognuno.

Degli umori, del sonno, dei piccoli riti che accompagnano il viaggio, dal posto che si sceglie a come si trascorre il tempo. Dello stendere un telo sul sedile prima di occupare il posto. Delle cuffiette e gli occhiali scuri di chi vuole viaggiare indisturbato. Delle pagine lette, delle storie vissute, dello sguardo perso lungo l’orizzonte di un finestrino.

Il treno è il luogo ideale per leggere. La sera a letto si è troppo stanchi, almeno lo sono io che crollo non appena raggiungo la posizione orizzontale. E la pila sul comodino cresce in maniera inversamente proporzionale alle ore di sonno dormite. (Se vi state chiedendo cosa faccia la sottoscritta durante la notte, potete rinfrescarvi la memoria qui).

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Quel giorno perfetto

Quel giorno perfettoTanti dei miei compagni di viaggio lavorano nelle forze dell’ordine. Lo si capisce dalla divisa, per chi la indossa. Ma anche dal fatto che si muovono in gruppo e che non li si incontra tutti i giorni, perché fanno i turni.

A. ad esempio mi è venuto incontro un giorno, con un Ciao caloroso. Io, naturalmente non sapevo chi fosse, o meglio non lo ricordavo. Ma credo sia tipico del deficit imbarazzante di sonno, o del fatto che quando ti sei trasferita da poco in un posto tutte le facce ti sembrano note, e allo stesso tempo sconosciute.

A salvarmi dall’imbarazzo la mia amica G. che ha subito intavolato conversazione.
A. mi ha chiesto della mia bambina, chiamandola per nome. Di come andava la ricerca della casa. Di come ci stessimo trovando in questo nuovo paese. Azz. A. mi conosceva per davvero. Sapeva quello che diceva.

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Storie di madri, storie di figlie

Storie di madri, storie di figlieChe strana la vita. Ci vuole di prendere lo stesso treno o lo stesso autobus ogni giorno per scoprirsi vicini di casa. O almeno, per me che provengo da un paese in cui conosci vitamorteemiracoli delle famiglie che abitano alla distanza di dieci civici dal tuo, è un fatto strano.

Così è successo con A. quel giorno che il treno è arrivato in ritardo (Toh!) e le ho detto se hai bisogno di un passaggio ho un posto in macchina, mi ha risposto grazie, io abito in via di. Ma dai, la mia! Ma dai? Il palazzo accanto al mio!

È stato da allora che io e A. abbiamo iniziato a sederci accanto quando i nostri orari coincidono.

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Lo strano caso della Signora Minù

Dolce Signora MinùVi ricordate della Dolce Signora Minù? Sì, proprio lei, quella vecchietta minuta, con un cucchiaino appeso al collo che ha lo strano potere di farla trasformare in una donnina piccina piccina.

Ecco, P. ha proprio le fattezze di Minù, una signora anziana piccina, coi capelli d’argento e gli occhietti vispi.

P. prende il bus ogni mattina, quello delle 6,30 dei pendolari del paese. E aspetta il treno sottobraccio alla sua amica, di qualche decennio più giovane, che le fa compagnia sino a Roma.

Più volte mi sono chiesta come mai questa signora di una certa età facesse il mio stesso tragitto ogni mattina, faticoso già per me che di anni ne avrò quasi la metà.

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Di una mamma pendolare

Mamma pendolareAnche se questa è la storia di una #mammapendolare, G. mi ha abbordato ai giardinetti.

Scusa tu prendi l’autobus? Cioè voglio dire viaggi? Insomma la mattina che vai a lavoro a Roma con i mezzi?

Mai approccio fu più impacciato.

Affannata appresso a un’Inquilina novemesenne che aveva appena scoperto la sua indipendenza nel camminare, ho alzato lo sguardo per un nano secondo e ho pensato Ma questa chi è?

No, non è quello che ho detto, anzi ho risposto con fare abbastanza socievole. E dopo esserci scambiate le quattro battute di rito sul chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo, neanche fossimo due ragazze di Gauguin, ci siamo ripromesse di incontrarci presto, su questo o quell’altro treno.

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