L’ABC della merenda

Avete presente quel languorino… sì, quando non è proprio fame ma più voglia di qualcosa di buono. Ecco io ce l’ho più o meno due volte al giorno. In quell’orario critico fra le undici e mezzogiorno, quando inizia la mia litania quotidiana dell’aver fame ma non sapere cosa mangiare, e tra le diciassette e le diciotto quando vorrei qualcosa prima di arrivare a casa, ma non voglio rovinarmi la cena.

A quel punto due sono le scelte che ho davanti: sopportare il buco allo stomaco fino all’ora di pranzo, sperando nel frattempo non sia diventata una voragine, oppure attaccarmi con foga e disperazione a quello che propinano le macchinette dei corridoi aziendali. Con un risultato, in entrambi i casi, disastroso per la bilancia.

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Quella mattina che mia figlia mi ha detto Ciao

C’è un pensiero che mi ha accompagnato in questi 31 mesi. Ci sono cose che una mamma non dovrebbe mai conoscere, come il dover uscire la mattina di nascosto di casa per andare a lavoro. Peggio ancora, chiudere la porta e sentire alle spalle tua figlia che piange. E non potersi voltare e tornare indietro.

Sì, lo so che la Maria (Montessori eh) dice che i bambini vanno sempre salutati. Io ci ho provato, ma non ha funzionato mica. Anzitutto perché la mia sveglia suonava ad un orario improponibile. Che avrei dovuto fare, svegliarla all’alba per salutarla? E poi perché ci sono regole che non valgono per tutti.

L’ho imparato a mie spese, ai tempi di Tracy (Hogg, Il linguaggio segreto dei neonati, ndr) e quando ripetevo certe azioni illudendomi che mia figlia si sarebbe addormentata da sola e avrebbe dormito tutta la notte di fila. O che avrebbe poppato ogni tre ore. Andiamolo a raccontare a tutte quelle che come me hanno avuto e hanno neonati spalmati addosso h 24. E magari hanno anche pensato di stare sbagliando tutto.

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Vorrei essere Mamma Pig

Mamma pigCi riflettevo in questi giorni. Che sono in ferie e un po’ mi sento Mamma Pig.

Le volte in cui voglio mettermi davanti al mio Mac e puntualmente l’Inquilina mi sale addosso e pretende di guardare il video di Beo Beo! Un po’ come fanno Peppa e George quando usurpano la tastiera del computer di Mamma Pig per giocare alla gallina che fa le uova, mentre lei cerca di lavorare.

O le volte in cui veniamo al mare e l’Inquilina sosta nell’area della doccia dello stabilimento per saltare allegramente nelle pozze di fanghiglia di sabbia, su e giù come Peppa Pig, ma senza le galoche. Che Dio l’abbia in grazia per la sua pazienza Mamma Pig.

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Storia di R.

imageR. ha uno di quei volti senza età. Con la carnagione ambrata e gli occhi scuri e lucidi tipici delle Filippine.

Potrebbe aver passato gli anta da un pezzo, secondo quelle piccole rughe disegnate intorno agli occhi. O potrebbe anche essere sugli enta quando sorride. Perché ha uno di quei sorrisi puliti e sonori che accendono tutt’intorno.

Io e R. ci siamo conosciute sulla navetta per la stazione, quando ero in allattamento. Anche lei è una mamma pendolare.

Ora che lavoro fulltime mi capita ancora di incontrarla, quando c’è lo sciopero Atac ad esempio, ed è costretta ad anticipare la sua tabella di marcia.

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90 km

E90 km mammapendolare Ho conosciuto A. in un afoso luglio a bordo di un regionale, nell’estate di Flegetonte. Su un treno di quelli coi sedili di pelle su cui lasci impressa la sindone di sudore del tuo sedere. A meno che tu non viaggi con il telo di cotone da pendolare navigato.

A. mi ha visto cedere il posto a una donna sulla 60ina, e ha osservato – come maggior parte delle donne pendolari fanno – che sì tra donne pendolari c’è molta solidarietà, e no, non ci sono più gli homo erectus (per dirla alla Bonzomamma) di una volta.

A. è mamma da prima di me. E mi ha raccontato la sua storia, quando ancora il mio rientro a lavoro era acerbo e il pendolarismo agli inizi.

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