L’ABC della merenda dolce

So che rischio di diventare monotematica, ma a 33 settimane suonate di gravidanza gemellare, via cosa volete vi racconti? Le mie energie e le mie forze sono concentrate sulle creature e su tutto quello che gli ruota intorno. Compra tutine, smista calzini, fai lavatrici… Io stendo forte.

Se su sollecitazione di mammà e marito mi sono concentrata a chiudere la valigia dell’ospedale e, tra i tanti consigli delle amiche di rete, ho aggiunto alla lista delle cose da non dimenticare degli snack. Sì ok, ma quali? Mica è facile, che con uno ti viene il reflusso, con un altro troppi zuccheri e due secondi dopo hai di nuovo fame, non parliamo di cioccolata che è subito acidità.

Dunque, uno spuntino sano, nutriente, leggero, che non si conservi in frigo e che garantisca un senso di sazietà e di energia. Esattamente quello che cerco per le merende della mia fanciulla quando torna da scuola. Ormai lontana dall’ora del pasto principale ma troppo vicina a quella della cena. E basta una svista perché si rovini l’appetito.

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La valigia dell’ospedale

La valigia sul letto è quella di un lungo viaggio… e in questo caso decisamente sì, lungo una vita direi. Anzi due!

Dopo innumerevoli sollecitazioni ricevute da più fronti – rispettivamente mamma e marito che mi placcano da almeno tre settimane per prepararla, al grido di “gli antichi dicevano che a sette mesi è parto” e “dobbiamo mettere la borsa in macchina”, ma questo meriterebbe un post a parte – a 30 settimane suonate di gravidanza gemellare, ho deciso di dedicarmi alla famigerata valigia dell’ospedale. La mia seconda – e ultima penso, a meno di non aspirare alla Casa della Prateria- valigia dell’ospedale.

Come orientarsi per chi è alla prima esperienza – o anche alla seconda o terza e si è scordata tutto?

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5 cose che facciamo con la carta igienica

(oltre gli usi previsti)

Il perché la carta igienica eserciti un fascino tutto suo su grandi e piccini, mi è davvero ignoto. A pensarci bene (oltre l’utilizzo più indicato) ce ne sono davvero tanti altri. Sfido io chi tra di voi non ha mai fatto almeno una di queste cose.

✔️Struccarsi. Torni a casa col volto distrutto, occhiaie d’ordinanza da panda e che fai? Troppa grazia prendere del cotone o delle salviette. No, strappi al volo della carta igienica, la imbevi di latte detergente (nella migliore delle ipotesi) e via di olio di gomito a strofinare.

✔️Soffiarsi il naso. Perché i fazzoletti non si trovano mai dove pensi di averli lasciati. E anche se sai che a furia di usarla ti verrà un naso rosso così, non puoi proprio farne a meno.

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Calendario dell’avvento per Nativi Digitali

Quella dei nostri figli è decisamente la generazione dei nativi digitali. Se mi seguite sapete che non sono contraria all’uso di tablet o altri supporti informatici da parte dei bambini, anzi. Sono convinta che un uso controllato, e naturalmente limitato nel tempo, possa essere educativo. C’è una varietà di app, da quelle sviluppate da logopedisti, a quelle a sfondo ecologico che insegnano a differenziare i rifiuti, ai puzzle con lettere e numeri, a quelle in inglese che facilitano l’apprendimento di tanti argomenti. Mi stupisco a guardare la figliola passare con naturalezza da Android a iOS, quando io stessa a volte faccio ancora fatica.

Non voglio dire con questo che la rete sia tutta rosa e fiori. Tengo molto alla mia privacy, faccio molta attenzione a quanto condivido e vorrei trasmettere questo a mia figlia (e a quelli che verranno) (sì, presto da tre diventeremo cinque in famiglia, ma questa è un’altra storia). Per questo mi sono appassionata alla campagna di sensibilizzazione lanciata da Kaspersky in occasione del Natale, dedicata ai più piccini per la sicurezza in rete e contro il cyberbullismo, con l’obiettivo di insegnare ai bambini come scoprire in modo sicuro il mondo digitale e coinvolgere i genitori stessi su questa tematica, che spesso e volentieri viene sottovalutata.

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L’alta cucina non è una cosa per pavidi

Misha SukyasCosa fai tutto il giorno? Questa è la domanda che mi fanno di solito da quando sono in maternità. E in effetti sì, all’inizio è stato strano passare dalle giornate di mamma lavoratrice full time allo stare in casa, da un momento all’altro. Poi è bastato un attimo perché mi ci ritrovassi, perché alle cose belle sai com’è, ci si abitua subito. Da che non sapevo più cosa volesse dire essere in casa da sola (vabbè proprio sola no, che il Daddy è un home worker) mi sono ritrovata cinque giorni su sette ad avere metà della giornata per me. Che lusso ragazzi!

Sì, ma se vi dicessi che il tempo non mi basta mai?! Tra le faccende, mille incombenze da sistemare in vista dell’arrivo dei twins e un minimo di riposo (oh son pur sempre al sesto mese di gravidanza gemellare) il tempo che posso dedicare a quello che più amo è davvero risicato. Sarà deformazione professionale, ma mi ha aiutato moltissimo impostare una sorta di routine per essere organizzata e sfruttare al meglio i tempi. Il momento che preferisco è sicuramente quando posso dedicarmi alla cucina. Credetemi, se c’è una cosa che mi è mancata profondamente è cucinare. Non parlo di sfamarsi, parlo proprio del piacere di cercare una ricetta, scegliere con cura gli ingredienti, accendere la musica e mettersi ai fornelli. Improvvisare anche. Un po’ come si diceva in Ratatouille “L’alta cucina non è una cosa per pavidi: bisogna avere immaginazione, essere temerari, tentare anche l’impossibile e non permettere a nessuno di porvi dei limiti solo perché siete quello che siete. L’unico limite sia il vostro cuore“.

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