Come preparare un bambino all’arrivo della sorellina o fratellino

O anche all’arrivo di una sorellina e di un fratellino! Perché in questo caso, la sorpresa è stata decisamente doppia, anche per noi.

Sulle prime non abbiamo dovuto, anzi potuto, riflettere molto sul come dirlo. La pancia è stata evidente sin da subito, persino alla figliola che indicandola diceva “Pancia di mamma, graaaaande”. Ho approfittato del suo ehm, chiamiamolo delicato, spirito di osservazione per raccontarle che nella pancia di mamma c’era un bimbo e che piano piano la pancia sarebbe diventata sempre più grande. Poi abbiamo saputo che i bimbi erano due.

✔️Il libro illustrato. Come primo approccio, ci è stato molto utile un libro illustrato avuto in regalo da una zia speciale (sì, so che sono solita usare i libri per spiegare ai bambini, sarà deformazione la mia, ma credo fortemente che a questa età le immagini possano essere efficaci più di mille parole) La Mamma di Mariana Ruiz Johnson, lo trovate su Amazon.  Racconta con immagini coloratissime delle mamme del mondo: la Mamma umana, la Mamma Mucca, la Mamma Orsa ecc e di come ogni mamma prima custodisca nella sua pancia il proprio o i propri bimbi e poi se ne prenda cura… perché la mamma è tanti nascosti universi (cit.)

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Mio figlio morde

Quello dei morsi è un argomento sempre difficile, per i genitori e per i bambini. Per chi li riceve che porta sulla pelle il segno di aver subito e ricorda al genitore che il proprio bambino ha sofferto. Per chi li dà, che viene visto come il cattivo e il genitore ne prova vergogna, si scusa e cerca mille soluzioni perché la cosa si risolva il prima possibile (nella migliore delle ipotesi, poi non sempre c’è questa sensibilità da parte di mamma e papà quando il proprio figlio morde, ma questa è un’altra storia).

Ve lo dice una che è stata da ambo i lati, con una bambina che non aveva mai morso gli altri, ma a furia di prenderne ha imparato a darne, per difendersi o anche solo per scaricare la sua frustrazione.
Chiariamo una cosa. Non esistono bambini cattivi. Se un bambino morde, oltre quella che è l’età in cui si e esplora il mondo con la bocca o si “mettono i denti”, bisogna sicuramente approfondire e capire che il morso è l’espressione di un disagio. Ma non esistono bambini cattivi.

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Personalizzare la cameretta

Fino a qualche tempo fa, abbiamo dormito strette strette, io e lei, lei e io. Il papà una variabile, necessaria ma non indispensabile.

Non avevamo deciso esattamente quando e come avremmo gestito il passaggio dal lettone al lettino, e in effetti è successo che un bel giorno ce l’abbiamo messa, e lei c’è stata.

Ci siamo però preoccupati di creare un ambiente che fosse per lei il più piacevole possibile e le facesse venire voglia di andarci a dormire. Scorrendo Instagram avevo trovato miriadi di soluzioni, dai toni tenui e dal sapore nordico. Con il lettino montessoriano e le lampade di cotone. Le ghirlande di carta e i tappeti candidi e soffici come nuvole.

Ok, tutto molto bello. Ma voi, onestamente, la mia figliola così diversamente calma e tranquilla, ce la vedreste?!

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Cose che ti auguro (e che mi auguro) per il tuo compleanno

✔️Di sorridere sempre a grandi e piccini. E di essere aperta all’altro e alla vita, senza distinzioni di genere. Come ora, che vai incontro a chiunque con fare entusiasta, sventoli la mano e dici Ciao! (Salvo poi restare impalata ad attendere una risposta… sul resto della conversazione ci stiamo lavorando).

✔️Di essere aperta ai cambiamenti. Tu, che in tre anni hai fatto più traslochi e cambiato più residenze, che tua nonna in tutta la sua vita. Sei nata al Sud e ora vivi 600 km più al nord, hai cambiato amici, educatrici, case, parenti, abitudini, cose. E sei sempre stata serena. Perché ti ho dato in eredità la sfortuna, o la fortuna – dipende dai punti di vista – di avere radici in posti diversi.

✔️Di avere al tuo fianco una spalla su cui piangere. Perché anche se sei una dura, di quelle che casca si rialza e continua a giocare, vorrei poter sapere che ogni volta che piangerai, anche quando non potrò esserci io a consolarti abbracciandoti, cullandoti e cantando una canzone, ci sarà qualcuno a farlo al posto mio.

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Come nasce una favola

C’era volta un omino rosso. Un omino rosso piccino, con la lingua rosa e gli occhi blu.
C’era una nuvola azzurra. Una nuvola azzurra dispettosa, che con le sue rodontità voleva coprire il sole a tutti i costi. E spingi oggi spingi domani, spingi di qua e spingi di la, non fosse per i lunghi raggi che continuavano a sfuggirle, ci era quasi riuscita.
C’erano tante piccole gocce che poco alla volta scesero giù, un po’ a destra un po’ a manca, da quella nuvola dispettosa diventata sempre più blu.
E infine c’era un ombrello, rosso e grosso, che riparò l’omino dalle tante piccole gocce finché il sole, grande e giallo, non torno a risplendere su.

Se c’è una cosa che mi affascina dei bambini, è il loro modo di giocare. Non troverete fondamenti pedagogici in questo post, che non ne ho, ma solo riflessioni nate dalla curiosità e necessità di intrattenere una bambina vivace, a volte anche troppo.
Che come tanti bambini, fino a una certa età non ha manifestato grande interesse verso i giochi per un tempo superiore ai 5 minuti. O meglio, il gioco dei giochi era rovesciare il cesto dei balocchi e cospargerne il pavimento per la felicità dei nostri piedi.

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