Le sette e diciassette

Tutti i giorni sono lì, a guardare i treni che passano. Lui, il suo bambino, la loro bicicletta. È difficile essere un padre single. È difficile combattere ogni giorno col desiderio di vederla scendere da quel treno, ancora una volta. Col suo bambino di 90 cm scarsi, che ogni giorno chiede di vedere il treno ciu ciuf. Perché di treni è pieno l’universo dei cartoni. Bob, Ben, Thomas. E l’emozione di vederne uno vero! Che alle sette e diciassette rallenta la sua corsa per far scendere i pendolari.

Ogni giorno, Lui, accompagna il suo bambino a vedere il treno dei cartoni. E ogni giorno è lì, a immaginare come sarebbe vederla comparire dalle porte, un po’ impacciata. Con una borsa più pesante di una zavorra da un lato, la schiscetta dall’altro e le mani occupate in una delle sue chat, andargli incontro con un sorriso. Perché lei da qual treno, un giorno, non è scesa più. Ma loro continuano a essere sempre lì, puntuali, alle sette e diciassette.

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Come nasce una favola

C’era volta un omino rosso. Un omino rosso piccino, con la lingua rosa e gli occhi blu.
C’era una nuvola azzurra. Una nuvola azzurra dispettosa, che con le sue rodontità voleva coprire il sole a tutti i costi. E spingi oggi spingi domani, spingi di qua e spingi di la, non fosse per i lunghi raggi che continuavano a sfuggirle, ci era quasi riuscita.
C’erano tante piccole gocce che poco alla volta scesero giù, un po’ a destra un po’ a manca, da quella nuvola dispettosa diventata sempre più blu.
E infine c’era un ombrello, rosso e grosso, che riparò l’omino dalle tante piccole gocce finché il sole, grande e giallo, non torno a risplendere su.

Se c’è una cosa che mi affascina dei bambini, è il loro modo di giocare. Non troverete fondamenti pedagogici in questo post, che non ne ho, ma solo riflessioni nate dalla curiosità e necessità di intrattenere una bambina vivace, a volte anche troppo.
Che come tanti bambini, fino a una certa età non ha manifestato grande interesse verso i giochi per un tempo superiore ai 5 minuti. O meglio, il gioco dei giochi era rovesciare il cesto dei balocchi e cospargerne il pavimento per la felicità dei nostri piedi.

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Sonno e materassi: sfatiamo qualche mito

✔️Ai materassi bisogna abituarsi per dormire bene. Recenti studi hanno dimostrato che l’effetto prima notte non riguarda strettamente il dormire in un letto diverso dal proprio. Sembrerebbe piuttosto che una parte del cervello resti di guardia, come avviene per alcune specie animali, in modo da non farsi cogliere di sorpresa e affrontare eventuali pericoli. Un materasso unico lo riconoscerete sin dall’inizio.

✔️I materassi sono fatti solo per dormire. Niente di più falso. I materassi sono fatti per accogliere. L’abbraccio prima della nanna. Il bacio della buona notte. Le ultime pagine di un libro sul comodino. I risvegli della domenica, quelli tiepidi, lenti. Mugolii risate e bambini zompettanti al ritmo di “Mamma sveglia, mamma alza, vieni mamma vieni”.

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Il tetris della nanna

Chi mi segue da tempo ormai dovrebbe aver chiaro che, prima della nascita dell’Inquilina, non solo non avevo la benché minima esperienza di neonati, ma non mi ero neanche documentata a dovere. O meglio, il corso preparto sì, lo avevo seguito e anche con una certa diligenza, che ammetto d’averci un filo la sindrome della prima della classe.

Mi erano erano stati omaggiati i due libri più in voga all’epoca, Il linguaggio segreto dei neonati dell’ormai cara Tracy e What you expect when you’re expecting, meno simile all’omonimo film (di cui consiglio la visione alle mamme in attesa, delizioso!) e più prossimo a un manuale della gravidanza, mese per mese. Ma ecco, non è che mi avessero preparato poi così bene al ciclone Inquilina.

Per fortuna era già tramontata la moda di Fate la nanna. Che Estivill non me ne voglia, ma i suoi metodi poco si sposano con la mamma che ignoravo sarei diventata.

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Regali di carta

Quando si diventa mamme è tutto un gioco di prime volte.
Il primo sguardo. Il primo dentino. Il primo raffreddore. La prima parola. I primi passi. E potrei andare avanti ore e ore per fino alla prima comunione 😀

Abbiamo smartphone che contengono oltre mille foto (il mio 1.237 per essere precisi). Per ogni nuovo scatto bisogna cancellarne uno vecchio. Ma siamo sicuri di riuscire a ricordare tutto ciò che c’è intorno a quelle immagini, se un giorno volessimo raccontarle ai nostri figli?

Nonostante sia una mamma decisamente 2.0, resto dell’idea che la carta conservi sempre intatto il suo valore. Adoro collezionare notes e diari d’ogni materiale, formato e rilegatura. Mi piace il profumo della carta, l’idea di fermare il tempo con l’inchiostro.

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