Mio figlio morde

Quello dei morsi è un argomento sempre difficile, per i genitori e per i bambini. Per chi li riceve che porta sulla pelle il segno di aver subito e ricorda al genitore che il proprio bambino ha sofferto. Per chi li dà, che viene visto come il cattivo e il genitore ne prova vergogna, si scusa e cerca mille soluzioni perché la cosa si risolva il prima possibile (nella migliore delle ipotesi, poi non sempre c’è questa sensibilità da parte di mamma e papà quando il proprio figlio morde, ma questa è un’altra storia).

Ve lo dice una che è stata da ambo i lati, con una bambina che non aveva mai morso gli altri, ma a furia di prenderne ha imparato a darne, per difendersi o anche solo per scaricare la sua frustrazione.
Chiariamo una cosa. Non esistono bambini cattivi. Se un bambino morde, oltre quella che è l’età in cui si e esplora il mondo con la bocca o si “mettono i denti”, bisogna sicuramente approfondire e capire che il morso è l’espressione di un disagio. Ma non esistono bambini cattivi.

La cosa – più o meno consolante, fate voi – da considerare, è che spesso il morso si risolve da solo quando il bambino acquisisce una maggiore padronanza del linguaggio, e riesce ad esprimere con le parole il suo disagio e a chiedere aiuto.

Attenzione, non è che la sottoscritta sia una psicologa o abbia studi di pedagogia alle spalle (oddio, il marito psicocoso ce lo avrei pure): tutte queste informazioni sono venute dalla nostra esperienza, e dalle tante ricerche fatte per capire meglio cosa stesse succedendo alla figliola, e aiutarla a superare questo momento.
Nel nostro caso si è trattato di episodi sporadici, non in nostra presenza (cosa che ha reso più difficile il nostro di intervento). Fondamentale è stato trovare una linea comune da seguire con le maestre, in modo che il messaggio fosse univoco No, questo non si fa. Senza troppi giri di parole, spiegazioni lunghe, o men che meno punizioni. Una risposta chiara al comportamento del bambino, ma sopratutto alla portata della sua comprensione. In proposito abbiamo trovato molto utile questo articolo di Uppa condiviso anche con le maestre, che approfondisce molti aspetti, ma soprattutto cosa è meglio fare in questi casi, e cosa non fare.

Dal canto nostro abbiamo cercato di avvicinarci all’argomento con dei libri illustrati, sia riguardo i morsi che la gestione della rabbia più in generale, e delle emozioni. Per chi fosse interessato, qui un interessante contributo bibliografico di mamme che hanno partecipato a una discussione su FB.

Sul mordere il mio preferito (nonché quello che ha dato migliori risultati) è No biting di Karen Katz (lo trovate su Amazon a un prezzo piccolissimo). Nonostante sia in inglese, è di facilissima comprensione. Cosa mi piace? Spiega al bambino cosa non si fa e cosa si fa, in maniera costruttiva, con esempi pratici e immediati. Si morde l’amichetto? Noooo. E cosa si morde? La mela! Si tirano i calci ai bambini? Noooo. A cosa si tirano i calci? Alla palla. A fine del libro, dei simpatici stickers per fare un breve riassunto e premiare il piccolo lettore.
Adesso ogni tanto provo a chiederle se una cosa si fa o non si fa, partendo da quello che sta facendo sul momento. Poi arrivo al fatidico si mordono i bambini? È la risposta è sempre Noooo. E cosa si morde? La mela! Ovviamente profusioni di applausi neanche fosse la prima cacca nel vasino 😀

Mentre sull’espressione delle emozioni ho tanto apprezzato Il colore delle emozioni di Anna Llenans. Un libro intuitivo per i bambini che conoscono i colori. Francamente non immaginavo avrebbe avuto tanto successo quando lo abbiamo ricevuto in regalo, invece è diventato un ottimo mezzo per comunicare gli stati d’animo. Ogni colore è associato a un’emozione, il rosso è la rabbia, il nero la paura, il giallo l’allegria ecc. Proprio ieri dopo un episodio al parchetto in cui tra bambini si contendevano un giochino, la figliola è tornata mesta mesta col lacrimone. Le ho chiesto se fosse arrabbiata e si sentiva rossa. Mi ha risposto che stava piangendo, quindi era blu e triste. Ed è finita in un bell’abbraccio.

In ultimo, Oggi mi sento… di Edicart, che propone situazioni quotidiane, per questo di facile comprensione – la scuola, a casa coi fratelli, a letto per la nanna – a cui associare l’emozione.

Non voglio dire – scaramanzia – che ormai sia acqua passata, ma spero di poterne parlare tra qualche mese come una fase che ci ha messo un po’ in difficoltà. A voi è successo? Come lo avete affrontato?

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