Le sette e diciassette

Tutti i giorni sono lì, a guardare i treni che passano. Lui, il suo bambino, la loro bicicletta. È difficile essere un padre single. È difficile combattere ogni giorno col desiderio di vederla scendere da quel treno, ancora una volta. Col suo bambino di 90 cm scarsi, che ogni giorno chiede di vedere il treno ciu ciuf. Perché di treni è pieno l’universo dei cartoni. Bob, Ben, Thomas. E l’emozione di vederne uno vero! Che alle sette e diciassette rallenta la sua corsa per far scendere i pendolari.

Ogni giorno, Lui, accompagna il suo bambino a vedere il treno dei cartoni. E ogni giorno è lì, a immaginare come sarebbe vederla comparire dalle porte, un po’ impacciata. Con una borsa più pesante di una zavorra da un lato, la schiscetta dall’altro e le mani occupate in una delle sue chat, andargli incontro con un sorriso. Perché lei da qual treno, un giorno, non è scesa più. Ma loro continuano a essere sempre lì, puntuali, alle sette e diciassette.

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Girotondo intorno al Raccordo

Immaginate che Roma sia il centro mondo. Immaginatela come un grande cercio. Sì, avete letto bene: ho scritto cercio e non è un errore di editing – colpa del sostenere un maggior numero di conversazioni con un essere al di sotto dei 100 cm d’altezza invece che con degli adulti.
Dunque, immaginate che questo cercio abbia un suo perimetro. Ecco a voi il Grande Raccordo Anulare. Dentro, la Grande Bellezza.

Vorrei che me lo avessero spiegato così il raccordo, da studente fuori sede, quando non c’erano gli smartphone e per i primi mesi (forse anche anni) si girava con in tasca la cartina geografica, che perdersi era un attimo.

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L’ABC della merenda

Avete presente quel languorino… sì, quando non è proprio fame ma più voglia di qualcosa di buono. Ecco io ce l’ho più o meno due volte al giorno. In quell’orario critico fra le undici e mezzogiorno, quando inizia la mia litania quotidiana dell’aver fame ma non sapere cosa mangiare, e tra le diciassette e le diciotto quando vorrei qualcosa prima di arrivare a casa, ma non voglio rovinarmi la cena.

A quel punto due sono le scelte che ho davanti: sopportare il buco allo stomaco fino all’ora di pranzo, sperando nel frattempo non sia diventata una voragine, oppure attaccarmi con foga e disperazione a quello che propinano le macchinette dei corridoi aziendali. Con un risultato, in entrambi i casi, disastroso per la bilancia.

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Quella mattina che mia figlia mi ha detto Ciao

C’è un pensiero che mi ha accompagnato in questi 31 mesi. Ci sono cose che una mamma non dovrebbe mai conoscere, come il dover uscire la mattina di nascosto di casa per andare a lavoro. Peggio ancora, chiudere la porta e sentire alle spalle tua figlia che piange. E non potersi voltare e tornare indietro.

Sì, lo so che la Maria (Montessori eh) dice che i bambini vanno sempre salutati. Io ci ho provato, ma non ha funzionato mica. Anzitutto perché la mia sveglia suonava ad un orario improponibile. Che avrei dovuto fare, svegliarla all’alba per salutarla? E poi perché ci sono regole che non valgono per tutti.

L’ho imparato a mie spese, ai tempi di Tracy (Hogg, Il linguaggio segreto dei neonati, ndr) e quando ripetevo certe azioni illudendomi che mia figlia si sarebbe addormentata da sola e avrebbe dormito tutta la notte di fila. O che avrebbe poppato ogni tre ore. Andiamolo a raccontare a tutte quelle che come me hanno avuto e hanno neonati spalmati addosso h 24. E magari hanno anche pensato di stare sbagliando tutto.

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La signorina M. che viene dal nord

Stormoms stanchezza delle mammeCom’è andato il weekend? Ti sei riposata?

È chiaro che a farmi questa domanda alle 6,30 del mattino a bordo di un autobus del trasporto regionale, non possa essere stata una mamma.

Devo aver biascicato con il solco del cuscino ancora in volto, che da quando ho una bambina non mi riposo mai. O almeno, non nel senso in cui può intendere lei.

Donna. Età non meglio identificata che nella fascia trentacinque – quaranta. L’aspetto curato nei particolari che stride con la sveglia delle cinque del mattino.

Non abbiamo socializzato subito. Questo perché siamo due Alfa. Più o meno della stessa età. Pari grado di istruzione. Entrambe con una posizione lavorativa soddisfacente. Io però sono più alta 😀

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