Regali di carta

Quando si diventa mamme è tutto un gioco di prime volte.
Il primo sguardo. Il primo dentino. Il primo raffreddore. La prima parola. I primi passi. E potrei andare avanti ore e ore per fino alla prima comunione 😀

Abbiamo smartphone che contengono oltre mille foto (il mio 1.237 per essere precisi). Per ogni nuovo scatto bisogna cancellarne uno vecchio. Ma siamo sicuri di riuscire a ricordare tutto ciò che c’è intorno a quelle immagini, se un giorno volessimo raccontarle ai nostri figli?

Nonostante sia una mamma decisamente 2.0, resto dell’idea che la carta conservi sempre intatto il suo valore. Adoro collezionare notes e diari d’ogni materiale, formato e rilegatura. Mi piace il profumo della carta, l’idea di fermare il tempo con l’inchiostro.

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L’inglese per i più piccini

L'inglese per i più picciniI love you. Proprio così, una sera, mi ha guardato, 26 mesi, dritta negli occhi, e con tutto il fiato che aveva in gola, ha scandito a chiare lettere I L o v e Y o u. Non senza venirmi incontro e buttarmi le braccia al collo.

Noi, io e il Daddy, manca poco ci prendeva un infarto in simultanea. Per l’emozione s’intende.

Poi mi è salita sulle ginocchia, e dondolandoci abbiamo cantato insieme Skidamarink.

Penso a quando mi chiederanno alla prima volta in cui mia figlia mi ha detto ti voglio bene. E io ripenserò a questa di volta, che lei ti voglio bene non lo so ancora dire, ma mi ha detto I love you.

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365 giorni e più

Quinny Zapp Xtra 2 365 giorni e più Avete presente quegli oggetti che accompagnano il vostro bambino da piccolissimo, e che a metterli via vi viene un po’ il magone?

Mi è successo ai suoi tre mesi, quando l’Inquilina era una bimba troppo cresciuta per stare nella sua culletta di vimini. E mi vengono in mente le mie zie della Terronia, che esclamano – ogni volta che la vedono sempre più grande –  Benedica!

Sì zie, la salute non le è mai mancata. A me e alla mia povera schiena un po’ meno.

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La schiscetta del pendolare

La schiscetta del pendolareSe c’è una cosa che contraddistingue un pendolare incallito da un pendolare meteora, oltre che il muoversi in gruppo, è la schiscetta.

E’ evidente quella seconda borsa, che impegna di solito il braccio sinistro, contiene quelle che spesso sono le rimanenze della cena, o qualcosa di buono preparato dalle mogli (sì, la maggior parte dei pendolari sono uomini, ma questa è un’altra storia), o comunque qualcosa di certo più sano ma anche economico, di quello che si può comprare in un bar o in una tavola calda.

Ma come direte voi? Uno già sta tutto il giorno fuori di casa, deve viaggiare, e si porta anche la zavorra?!

Me lo sono chiesta anch’io i primi tempi. Poi ho iniziato a portare il pranzo da casa, e ho capito due grandi verità. Read more

Prime volte

Prime volte Whisbone bikeBasta seguire la strada e prima o poi si fa il giro del mondo. Non può finire in nessun altro posto, no?” (Jack Kerouac, Sulla Strada)

Tra i 4 e i 5 anni circa, il mio mondo di bambina finiva lungo la via di casa.
Era quello l’unico percorso concessomi di fare, in su e in giù con la mia bicicletta azzurra con le rotelle.

Si era in tanti a giocare per strada dopo la chiusura delle scuole. I grandi con le loro biciclette potevano fare il giro dell’isolato. L’unico forse, perfettamente rettangolare di tutto il paese. Uno di quelli del Sud, cresciuti a dismisura nella completa assenza di un piano regolatore.

Andavo fiera di quella bicicletta. Perché era mia e mia soltanto. O meglio non era appartenuta a nessuno prima di me. Com’è destino della terza di tre figlie femmine, quinta se ci mettiamo anche le cugine, di ereditare ogni cosa. Senza possibilità di scelta.

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