Perché guardare Tredici in tredici punti

1. Perché il bullismo esiste. A tutte le età.

2. Perché un giorno potrebbe capitare ai tuoi figli e tu potresti essere così sopraffatto dalle incombenze quotidiane da non accorgertene.

3. Perché è una lezione di responsabilità. Ogni azione porta a delle conseguenze.

4. Perché ha una colonna sonora strepitosa. A iniziare dai Joy Division in apertura con Love is tell us apart.

5. Perché è uno spaccato realistico – per quanto duro – di ciò che succede durante l’adolescenza.

6. Perché mette in luce quel confine – a volte labile, a volte troppo comodo – tra ciò che può essere considerato “normale” e ciò che non deve essere giustificato come tale.

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Shoes are girl’s best friend

No, non è un errore. Lo so che Marilyn la pensava diversamente. Non che i diamanti mi facciano orrore, sia chiaro. Ovvio che son sempre i benvenuti. Ma le scarpe… suvvia, che cosa sono i milioni quando in cambio ti danno le scarpe? (Cit. La follia delle donne, Elio e le Storie Tese).

Sfido chi di voi non sia d’accordo a sostenere che, nelle scarpe, c’è qualcosa di profondamente affascinante a cui le donne non sanno resistere. E quando parlo di donne mi riferisco a tutte le età, proprio così.

Quante volte ad esempio trovate le vostre figlie trascinarsi da una stanza all’altra con scarpe di 10, ehm facciamo anche 15 nel mio caso, numeri più grandi del loro? La mia di figliola, ad esempio, ha di recente scoperto la scarpiera, e le si è aperto un mondo: ogni volta che con la manina tira giù l’anta del desiderio, le brillano gli occhi. Sceglie le scarpe per sé, sceglie le scarpe per me, sceglie un paio delle mie, le indossa e fa un giro soddisfatta in casa. Petto in dentro pancia in fuori, per pavoneggiarsi. Con una postura più simile a quella di Paperino che a quella di una modella, ma tant’è.

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Storie di ordinaria complessità

Nowaytobeme è l’autobiografia irriverente di Sara, che dietro le mentite spoglie della working mum della panetteria di provincia a conduzione familiare, cela – ma neanche tanto velatamente – una vita complessa e sfaccettata, almeno quanto la sua personalità.

Un noto spot di una carta di credito vedeva la moglie di un uomo in carriera rispondere alla domanda “e lei di cosa si occupa?” traducendo il suo status di mamma in “Dirigo una piccola azienda familiare”. Ecco io Sara me la immagino proprio così, a capo della complicata gestione degli incastri di famiglia e delle esigenze personali, tra doveri e piaceri, lavoro figli parenti un blog la musica svariate passioni e molto altro ancora.

Senza troppi peli sulla lingua – di sicuro meno che sul corpo! direbbe lei – racconta di sogni e speranze di una ragazza dall’animo decisamente rock, presto diventata madre.

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Cose che sanno di mare

[Attenzione: questo post è assolutamente dedicato agli amanti del mare come noi].

In attesa delle lunghe giornate estive, quelle in cui la figliola passa in rassegna – rotolando con il suo corpo – ogni singolo cm della spiaggia, sia mai lasciasse un granello di sabbia agli altri bambini; quelle in cui le dita assomigliano più a delle prugne secche; quelle da cui non si vorrebbe tornare mai; abbiamo sperimentato delle piccole cose che ci portino un po’ di mare a casa. Avete presente la storia di Maometto e la montagna no?!

✔️Favole dal mare. Il kit creativo di Larteaparte della serie Cuciamoci una storia. Si compone di pannolenci presagomati e perforati e contiene tutti gli accessori necessari ad assemblare i vari pezzi per creare la Sirenetta e il suo amico pesciolino. Un gioco adatto a partire dai 4 anni per sviluppare la manualità del bambino, da fare con la supervisione di un genitore che potrà aiutarlo nelle parti più complesse, e la narratività per arricchire di nuove avventure la storia che tutti conosciamo de La Sirenetta. ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Su Instagram la fotostory della realizzazione della Sirenetta e del pesciolino Flounder.

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L’inglese per i più piccini

L'inglese per i più picciniI love you. Proprio così, una sera, mi ha guardato, 26 mesi, dritta negli occhi, e con tutto il fiato che aveva in gola, ha scandito a chiare lettere I L o v e Y o u. Non senza venirmi incontro e buttarmi le braccia al collo.

Noi, io e il Daddy, manca poco ci prendeva un infarto in simultanea. Per l’emozione s’intende.

Poi mi è salita sulle ginocchia, e dondolandoci abbiamo cantato insieme Skidamarink.

Penso a quando mi chiederanno alla prima volta in cui mia figlia mi ha detto ti voglio bene. E io ripenserò a questa di volta, che lei ti voglio bene non lo so ancora dire, ma mi ha detto I love you.

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