Una casa più sana

Le mie disavventure in fatto di casa non sono ormai una novità e che Bridget Jones mi faccia un baffo è un dato di fatto. Vi ricordate no? quella volta in cui, con una neonata tra le braccia e alle prese con i primi raffreddori, avevo ceduto al consiglio di una coppia di amici acquistando un umidificatore a caldo, e fu subito Tropici. Quella volta ad esempio ho imparato dell’esistenza dell’igrometro, che non è una parolaccia, ma un misuratore della percentuale di umidità presente negli ambienti.
O di quando, appena trasferitami a 600 km di distanza, e a ridosso del mio rientro a lavoro, mi sono ritrovata la casa piena di muffa. E peggio ancora… con le scarpe piene di muffa!
Che a debellarla non c’è stato verso, se non la drastica soluzione di cambiare, per l’ennesima volta, casa.

Capite che per queste, e altre disavventure – vogliamo parlare delle notti insonni in cui la figliola si è svegliata perché aveva troppo caldo, o troppo freddo, o le si era tappato il nasino o mille altre congetture – abbiamo iniziato ad avere una particolare attenzione alla qualità dell’ambiente domestico. E non parlo solo di temperatura o di umidità, ma di una serie di piccole accortezze che ci aiutano a vivere meglio.

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Personalizzare la cameretta

Fino a qualche tempo fa, abbiamo dormito strette strette, io e lei, lei e io. Il papà una variabile, necessaria ma non indispensabile.

Non avevamo deciso esattamente quando e come avremmo gestito il passaggio dal lettone al lettino, e in effetti è successo che un bel giorno ce l’abbiamo messa, e lei c’è stata.

Ci siamo però preoccupati di creare un ambiente che fosse per lei il più piacevole possibile e le facesse venire voglia di andarci a dormire. Scorrendo Instagram avevo trovato miriadi di soluzioni, dai toni tenui e dal sapore nordico. Con il lettino montessoriano e le lampade di cotone. Le ghirlande di carta e i tappeti candidi e soffici come nuvole.

Ok, tutto molto bello. Ma voi, onestamente, la mia figliola così diversamente calma e tranquilla, ce la vedreste?!

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Sonno e materassi: sfatiamo qualche mito

✔️Ai materassi bisogna abituarsi per dormire bene. Recenti studi hanno dimostrato che l’effetto prima notte non riguarda strettamente il dormire in un letto diverso dal proprio. Sembrerebbe piuttosto che una parte del cervello resti di guardia, come avviene per alcune specie animali, in modo da non farsi cogliere di sorpresa e affrontare eventuali pericoli. Un materasso unico lo riconoscerete sin dall’inizio.

✔️I materassi sono fatti solo per dormire. Niente di più falso. I materassi sono fatti per accogliere. L’abbraccio prima della nanna. Il bacio della buona notte. Le ultime pagine di un libro sul comodino. I risvegli della domenica, quelli tiepidi, lenti. Mugolii risate e bambini zompettanti al ritmo di “Mamma sveglia, mamma alza, vieni mamma vieni”.

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Regali di carta

Quando si diventa mamme è tutto un gioco di prime volte.
Il primo sguardo. Il primo dentino. Il primo raffreddore. La prima parola. I primi passi. E potrei andare avanti ore e ore per fino alla prima comunione 😀

Abbiamo smartphone che contengono oltre mille foto (il mio 1.237 per essere precisi). Per ogni nuovo scatto bisogna cancellarne uno vecchio. Ma siamo sicuri di riuscire a ricordare tutto ciò che c’è intorno a quelle immagini, se un giorno volessimo raccontarle ai nostri figli?

Nonostante sia una mamma decisamente 2.0, resto dell’idea che la carta conservi sempre intatto il suo valore. Adoro collezionare notes e diari d’ogni materiale, formato e rilegatura. Mi piace il profumo della carta, l’idea di fermare il tempo con l’inchiostro.

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Shoes are girl’s best friend

No, non è un errore. Lo so che Marilyn la pensava diversamente. Non che i diamanti mi facciano orrore, sia chiaro. Ovvio che son sempre i benvenuti. Ma le scarpe… suvvia, che cosa sono i milioni quando in cambio ti danno le scarpe? (Cit. La follia delle donne, Elio e le Storie Tese).

Sfido chi di voi non sia d’accordo a sostenere che, nelle scarpe, c’è qualcosa di profondamente affascinante a cui le donne non sanno resistere. E quando parlo di donne mi riferisco a tutte le età, proprio così.

Quante volte ad esempio trovate le vostre figlie trascinarsi da una stanza all’altra con scarpe di 10, ehm facciamo anche 15 nel mio caso, numeri più grandi del loro? La mia di figliola, ad esempio, ha di recente scoperto la scarpiera, e le si è aperto un mondo: ogni volta che con la manina tira giù l’anta del desiderio, le brillano gli occhi. Sceglie le scarpe per sé, sceglie le scarpe per me, sceglie un paio delle mie, le indossa e fa un giro soddisfatta in casa. Petto in dentro pancia in fuori, per pavoneggiarsi. Con una postura più simile a quella di Paperino che a quella di una modella, ma tant’è.

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