Il tetris della nanna

Chi mi segue da tempo ormai dovrebbe aver chiaro che, prima della nascita dell’Inquilina, non solo non avevo la benché minima esperienza di neonati, ma non mi ero neanche documentata a dovere. O meglio, il corso preparto sì, lo avevo seguito e anche con una certa diligenza, che ammetto d’averci un filo la sindrome della prima della classe.

Mi erano erano stati omaggiati i due libri più in voga all’epoca, Il linguaggio segreto dei neonati dell’ormai cara Tracy e What you expect when you’re expecting, meno simile all’omonimo film (di cui consiglio la visione alle mamme in attesa, delizioso!) e più prossimo a un manuale della gravidanza, mese per mese. Ma ecco, non è che mi avessero preparato poi così bene al ciclone Inquilina.

Per fortuna era già tramontata la moda di Fate la nanna. Che Estivill non me ne voglia, ma i suoi metodi poco si sposano con la mamma che ignoravo sarei diventata.

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Shoes are girl’s best friend

No, non è un errore. Lo so che Marilyn la pensava diversamente. Non che i diamanti mi facciano orrore, sia chiaro. Ovvio che son sempre i benvenuti. Ma le scarpe… suvvia, che cosa sono i milioni quando in cambio ti danno le scarpe? (Cit. La follia delle donne, Elio e le Storie Tese).

Sfido chi di voi non sia d’accordo a sostenere che, nelle scarpe, c’è qualcosa di profondamente affascinante a cui le donne non sanno resistere. E quando parlo di donne mi riferisco a tutte le età, proprio così.

Quante volte ad esempio trovate le vostre figlie trascinarsi da una stanza all’altra con scarpe di 10, ehm facciamo anche 15 nel mio caso, numeri più grandi del loro? La mia di figliola, ad esempio, ha di recente scoperto la scarpiera, e le si è aperto un mondo: ogni volta che con la manina tira giù l’anta del desiderio, le brillano gli occhi. Sceglie le scarpe per sé, sceglie le scarpe per me, sceglie un paio delle mie, le indossa e fa un giro soddisfatta in casa. Petto in dentro pancia in fuori, per pavoneggiarsi. Con una postura più simile a quella di Paperino che a quella di una modella, ma tant’è.

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Chi rompe paga?

Avete presente quella certezza riguardo  l’oggetto a cui tenete, quella che vi dice che quando finirà nelle mani dei vostri bambini non sopravviverà a lungo?

Quando ho acquistato questo piccolo uovo in ceramica sapevo esattamente come sarebbe andato a finire. In frantumi. Eppure non ho resistito. Così piccolo lucido e verde. Menta, come piace a me.

L’ho lasciata da sola qualche secondo. Lei e quel piccolo uovo in ceramica verde. Menta, come piace a me. Un secondo di troppo, fatale. Ho sentito distintamente il rumore dei cocci per terra. La sua vocina esclamare Oh no! Tuto! Uovo totto! L’ho immaginata con le manine coprirsi la bocca, come è solita fare quando combina un pasticcio.

Non ho avuto molti dubbi su come avrei reagito. Anzi, non ne ho avuti affatto. Perché arrabbiarmi con lei quando sapevo fin dall’inizio che sarebbe stata questione di tempo? Ma soprattutto perché arrabbiarmi con lei, che era sinceramente dispiaciuta?

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Cose che sanno di mare

[Attenzione: questo post è assolutamente dedicato agli amanti del mare come noi].

In attesa delle lunghe giornate estive, quelle in cui la figliola passa in rassegna – rotolando con il suo corpo – ogni singolo cm della spiaggia, sia mai lasciasse un granello di sabbia agli altri bambini; quelle in cui le dita assomigliano più a delle prugne secche; quelle da cui non si vorrebbe tornare mai; abbiamo sperimentato delle piccole cose che ci portino un po’ di mare a casa. Avete presente la storia di Maometto e la montagna no?!

✔️Favole dal mare. Il kit creativo di Larteaparte della serie Cuciamoci una storia. Si compone di pannolenci presagomati e perforati e contiene tutti gli accessori necessari ad assemblare i vari pezzi per creare la Sirenetta e il suo amico pesciolino. Un gioco adatto a partire dai 4 anni per sviluppare la manualità del bambino, da fare con la supervisione di un genitore che potrà aiutarlo nelle parti più complesse, e la narratività per arricchire di nuove avventure la storia che tutti conosciamo de La Sirenetta. ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Su Instagram la fotostory della realizzazione della Sirenetta e del pesciolino Flounder.

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Il Tempo dei bambini

Il tempo dei bambini è un tempo diluito.
Mentre lei pranza, primo e secondo, la sottoscritta riesce a: preparare per se, pranzare, lavare i piatti, rigovernare la cucina, lavare i pavimenti di tutta casa, mettere su una lavatrice, tornare a sedersi per un ultimo boccone insieme.

Il tempo dei bambini è un tempo di abitudini.
Se ogni giorno la vostra sveglia suona alle sette, e lei di conseguenza si sveglia con voi perché una notte spalmata addosso non è mai abbastanza e allora è necessario stare insieme altri 5 minuti almeno – pazienza che lo scenario sia quello poco romantico a ridosso di un bidet – state pur certe che al sabato o alla domenica, quando potreste dormire beate, si sveglierà sempre alle sette. O semmai prima.

Il tempo dei bambini è un tempo che ricorda.
Conoscete il concetto di memoria selettiva? I bambini ricordano esattamente quello che vogliono ricordare. Che ovvio, corrisponde a quello che non dovrebbero. Se c’è un oggetto che le ho nascosto perché appuntito e non deve giocarci. Se c’è un pericolo nell’ambiente di casa. Se le ho detto che quella cosa proprio no, non si deve fare. State certi che non solo se ne ricorderà, ma al momento giusto (ovvero quando avrò abbassato le difese perché illusa che se ne sia dimenticata) lo rifarà.

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