Personalizzare la cameretta

Fino a qualche tempo fa, abbiamo dormito strette strette, io e lei, lei e io. Il papà una variabile, necessaria ma non indispensabile.

Non avevamo deciso esattamente quando e come avremmo gestito il passaggio dal lettone al lettino, e in effetti è successo che un bel giorno ce l’abbiamo messa, e lei c’è stata.

Ci siamo però preoccupati di creare un ambiente che fosse per lei il più piacevole possibile e le facesse venire voglia di andarci a dormire. Scorrendo Instagram avevo trovato miriadi di soluzioni, dai toni tenui e dal sapore nordico. Con il lettino montessoriano e le lampade di cotone. Le ghirlande di carta e i tappeti candidi e soffici come nuvole.

Ok, tutto molto bello. Ma voi, onestamente, la mia figliola così diversamente calma e tranquilla, ce la vedreste?!

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Cose che ti auguro (e che mi auguro) per il tuo compleanno

✔️Di sorridere sempre a grandi e piccini. E di essere aperta all’altro e alla vita, senza distinzioni di genere. Come ora, che vai incontro a chiunque con fare entusiasta, sventoli la mano e dici Ciao! (Salvo poi restare impalata ad attendere una risposta… sul resto della conversazione ci stiamo lavorando).

✔️Di essere aperta ai cambiamenti. Tu, che in tre anni hai fatto più traslochi e cambiato più residenze, che tua nonna in tutta la sua vita. Sei nata al Sud e ora vivi 600 km più al nord, hai cambiato amici, educatrici, case, parenti, abitudini, cose. E sei sempre stata serena. Perché ti ho dato in eredità la sfortuna, o la fortuna – dipende dai punti di vista – di avere radici in posti diversi.

✔️Di avere al tuo fianco una spalla su cui piangere. Perché anche se sei una dura, di quelle che casca si rialza e continua a giocare, vorrei poter sapere che ogni volta che piangerai, anche quando non potrò esserci io a consolarti abbracciandoti, cullandoti e cantando una canzone, ci sarà qualcuno a farlo al posto mio.

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Dodici motivi per cui ogni mamma è una Wonder Woman

✔️Forza e resistenza sovrumana. Alla stanchezza imperante, alla totale assenza di tempi di recupero, alla carenza costante di sonno. Nulla può abbattere una mamma (o almeno se qualcosa – o sarebbe più corretto dire qualcuno… – la abbatte, cerca di non darlo così tanto a vedere. Occhiali da sole is the New black).

✔️Velocità sovrumana. Avete presente quando i bambini in un attimo, in un solo attimo, molto probabilmente quell’unico e solo delle 24 ore in cui li hai persi di vista, sono capaci di: dileguarsi nella folla, mettersi in bocca un bottone, dare sfogo alla loro creatività sulle pareti di casa e via dicendo. Ebbene, la mamma impara ad essere più veloce di quell’attimo.

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Le sette e diciassette

Tutti i giorni sono lì, a guardare i treni che passano. Lui, il suo bambino, la loro bicicletta. È difficile essere un padre single. È difficile combattere ogni giorno col desiderio di vederla scendere da quel treno, ancora una volta. Col suo bambino di 90 cm scarsi, che ogni giorno chiede di vedere il treno ciu ciuf. Perché di treni è pieno l’universo dei cartoni. Bob, Ben, Thomas. E l’emozione di vederne uno vero! Che alle sette e diciassette rallenta la sua corsa per far scendere i pendolari.

Ogni giorno, Lui, accompagna il suo bambino a vedere il treno dei cartoni. E ogni giorno è lì, a immaginare come sarebbe vederla comparire dalle porte, un po’ impacciata. Con una borsa più pesante di una zavorra da un lato, la schiscetta dall’altro e le mani occupate in una delle sue chat, andargli incontro con un sorriso. Perché lei da qual treno, un giorno, non è scesa più. Ma loro continuano a essere sempre lì, puntuali, alle sette e diciassette.

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Come nasce una favola

C’era volta un omino rosso. Un omino rosso piccino, con la lingua rosa e gli occhi blu.
C’era una nuvola azzurra. Una nuvola azzurra dispettosa, che con le sue rodontità voleva coprire il sole a tutti i costi. E spingi oggi spingi domani, spingi di qua e spingi di la, non fosse per i lunghi raggi che continuavano a sfuggirle, ci era quasi riuscita.
C’erano tante piccole gocce che poco alla volta scesero giù, un po’ a destra un po’ a manca, da quella nuvola dispettosa diventata sempre più blu.
E infine c’era un ombrello, rosso e grosso, che riparò l’omino dalle tante piccole gocce finché il sole, grande e giallo, non torno a risplendere su.

Se c’è una cosa che mi affascina dei bambini, è il loro modo di giocare. Non troverete fondamenti pedagogici in questo post, che non ne ho, ma solo riflessioni nate dalla curiosità e necessità di intrattenere una bambina vivace, a volte anche troppo.
Che come tanti bambini, fino a una certa età non ha manifestato grande interesse verso i giochi per un tempo superiore ai 5 minuti. O meglio, il gioco dei giochi era rovesciare il cesto dei balocchi e cospargerne il pavimento per la felicità dei nostri piedi.

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