Il tetris della nanna

Chi mi segue da tempo ormai dovrebbe aver chiaro che, prima della nascita dell’Inquilina, non solo non avevo la benché minima esperienza di neonati, ma non mi ero neanche documentata a dovere. O meglio, il corso preparto sì, lo avevo seguito e anche con una certa diligenza, che ammetto d’averci un filo la sindrome della prima della classe.

Mi erano erano stati omaggiati i due libri più in voga all’epoca, Il linguaggio segreto dei neonati dell’ormai cara Tracy e What you expect when you’re expecting, meno simile all’omonimo film (di cui consiglio la visione alle mamme in attesa, delizioso!) e più prossimo a un manuale della gravidanza, mese per mese. Ma ecco, non è che mi avessero preparato poi così bene al ciclone Inquilina.

Per fortuna era già tramontata la moda di Fate la nanna. Che Estivill non me ne voglia, ma i suoi metodi poco si sposano con la mamma che ignoravo sarei diventata.

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Regali di carta

Quando si diventa mamme è tutto un gioco di prime volte.
Il primo sguardo. Il primo dentino. Il primo raffreddore. La prima parola. I primi passi. E potrei andare avanti ore e ore per fino alla prima comunione 😀

Abbiamo smartphone che contengono oltre mille foto (il mio 1.237 per essere precisi). Per ogni nuovo scatto bisogna cancellarne uno vecchio. Ma siamo sicuri di riuscire a ricordare tutto ciò che c’è intorno a quelle immagini, se un giorno volessimo raccontarle ai nostri figli?

Nonostante sia una mamma decisamente 2.0, resto dell’idea che la carta conservi sempre intatto il suo valore. Adoro collezionare notes e diari d’ogni materiale, formato e rilegatura. Mi piace il profumo della carta, l’idea di fermare il tempo con l’inchiostro.

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Perché guardare Tredici in tredici punti

1. Perché il bullismo esiste. A tutte le età.

2. Perché un giorno potrebbe capitare ai tuoi figli e tu potresti essere così sopraffatto dalle incombenze quotidiane da non accorgertene.

3. Perché è una lezione di responsabilità. Ogni azione porta a delle conseguenze.

4. Perché ha una colonna sonora strepitosa. A iniziare dai Joy Division in apertura con Love is tell us apart.

5. Perché è uno spaccato realistico – per quanto duro – di ciò che succede durante l’adolescenza.

6. Perché mette in luce quel confine – a volte labile, a volte troppo comodo – tra ciò che può essere considerato “normale” e ciò che non deve essere giustificato come tale.

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Shoes are girl’s best friend

No, non è un errore. Lo so che Marilyn la pensava diversamente. Non che i diamanti mi facciano orrore, sia chiaro. Ovvio che son sempre i benvenuti. Ma le scarpe… suvvia, che cosa sono i milioni quando in cambio ti danno le scarpe? (Cit. La follia delle donne, Elio e le Storie Tese).

Sfido chi di voi non sia d’accordo a sostenere che, nelle scarpe, c’è qualcosa di profondamente affascinante a cui le donne non sanno resistere. E quando parlo di donne mi riferisco a tutte le età, proprio così.

Quante volte ad esempio trovate le vostre figlie trascinarsi da una stanza all’altra con scarpe di 10, ehm facciamo anche 15 nel mio caso, numeri più grandi del loro? La mia di figliola, ad esempio, ha di recente scoperto la scarpiera, e le si è aperto un mondo: ogni volta che con la manina tira giù l’anta del desiderio, le brillano gli occhi. Sceglie le scarpe per sé, sceglie le scarpe per me, sceglie un paio delle mie, le indossa e fa un giro soddisfatta in casa. Petto in dentro pancia in fuori, per pavoneggiarsi. Con una postura più simile a quella di Paperino che a quella di una modella, ma tant’è.

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Girotondo intorno al Raccordo

Immaginate che Roma sia il centro mondo. Immaginatela come un grande cercio. Sì, avete letto bene: ho scritto cercio e non è un errore di editing – colpa del sostenere un maggior numero di conversazioni con un essere al di sotto dei 100 cm d’altezza invece che con degli adulti.
Dunque, immaginate che questo cercio abbia un suo perimetro. Ecco a voi il Grande Raccordo Anulare. Dentro, la Grande Bellezza.

Vorrei che me lo avessero spiegato così il raccordo, da studente fuori sede, quando non c’erano gli smartphone e per i primi mesi (forse anche anni) si girava con in tasca la cartina geografica, che perdersi era un attimo.

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