Se prima eravamo in tre…

A ballare l’Alligalli, adesso siamo in 5 a ballare l’Alligalli.
Sì, lo so che i conti non tornano. E in effetti non tornavano neanche a me, al laboratorio d’analisi, alla ginecologa che mi ha fatto la prima ecografia. Ma la matematica si sa, a volte è un’opinione.

Però ecco, meglio che lo scriva chiaro. Altrimenti finisce come per mio cugino, che prima di capire che sono in attesa di due gemelli, ha dovuto rileggere almeno dieci volte.

Così, dal momento che ho iniziato tardi, mi sono portata avanti. Che qua pare che se non hai almeno 3 figli di ‘sti tempi, dalle blogger ai Reali, non sei nessuno. Poi, casomai mi graziasse il Baby Blues – perché le gioie della gravidanza ce le ho tutte eh – pare che finisco il tempo più o meno con la Kate (Middleton), giusto per quella botta di autostima all’uscita dall’ospedale che non guasta.

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Una casa più sana

Le mie disavventure in fatto di casa non sono ormai una novità e che Bridget Jones mi faccia un baffo è un dato di fatto. Vi ricordate no? quella volta in cui, con una neonata tra le braccia e alle prese con i primi raffreddori, avevo ceduto al consiglio di una coppia di amici acquistando un umidificatore a caldo, e fu subito Tropici. Quella volta ad esempio ho imparato dell’esistenza dell’igrometro, che non è una parolaccia, ma un misuratore della percentuale di umidità presente negli ambienti.
O di quando, appena trasferitami a 600 km di distanza, e a ridosso del mio rientro a lavoro, mi sono ritrovata la casa piena di muffa. E peggio ancora… con le scarpe piene di muffa!
Che a debellarla non c’è stato verso, se non la drastica soluzione di cambiare, per l’ennesima volta, casa.

Capite che per queste, e altre disavventure – vogliamo parlare delle notti insonni in cui la figliola si è svegliata perché aveva troppo caldo, o troppo freddo, o le si era tappato il nasino o mille altre congetture – abbiamo iniziato ad avere una particolare attenzione alla qualità dell’ambiente domestico. E non parlo solo di temperatura o di umidità, ma di una serie di piccole accortezze che ci aiutano a vivere meglio.

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Mamma cipolla. Smettere di allattare…

È facile, se sai come farlo (ah, a saperlo!).

Tutto è iniziato qualche tempo fa, quando per ragioni mediche ho dovuto smettere di allattare. Ah sì, allatto, anzi allattavo ancora, una bambina di 3 anni e qualche giorno (che a fare i conti non sono brava).

La nostra è stata una storia felice di latte e amore, iniziata con gli occhi al cielo della figliola circa 72 ore dopo il taglio cesareo, e 4 taglie di reggiseno in più. Da allora non si è più staccata. Giorno e notte, notte e giorno.

Abbiamo avuto qualche momento buio, ma in qualche maniera – e con un ripasso dei fondamentali – lo abbiamo superato.

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Personalizzare la cameretta

Fino a qualche tempo fa, abbiamo dormito strette strette, io e lei, lei e io. Il papà una variabile, necessaria ma non indispensabile.

Non avevamo deciso esattamente quando e come avremmo gestito il passaggio dal lettone al lettino, e in effetti è successo che un bel giorno ce l’abbiamo messa, e lei c’è stata.

Ci siamo però preoccupati di creare un ambiente che fosse per lei il più piacevole possibile e le facesse venire voglia di andarci a dormire. Scorrendo Instagram avevo trovato miriadi di soluzioni, dai toni tenui e dal sapore nordico. Con il lettino montessoriano e le lampade di cotone. Le ghirlande di carta e i tappeti candidi e soffici come nuvole.

Ok, tutto molto bello. Ma voi, onestamente, la mia figliola così diversamente calma e tranquilla, ce la vedreste?!

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Cose che ti auguro (e che mi auguro) per il tuo compleanno

✔️Di sorridere sempre a grandi e piccini. E di essere aperta all’altro e alla vita, senza distinzioni di genere. Come ora, che vai incontro a chiunque con fare entusiasta, sventoli la mano e dici Ciao! (Salvo poi restare impalata ad attendere una risposta… sul resto della conversazione ci stiamo lavorando).

✔️Di essere aperta ai cambiamenti. Tu, che in tre anni hai fatto più traslochi e cambiato più residenze, che tua nonna in tutta la sua vita. Sei nata al Sud e ora vivi 600 km più al nord, hai cambiato amici, educatrici, case, parenti, abitudini, cose. E sei sempre stata serena. Perché ti ho dato in eredità la sfortuna, o la fortuna – dipende dai punti di vista – di avere radici in posti diversi.

✔️Di avere al tuo fianco una spalla su cui piangere. Perché anche se sei una dura, di quelle che casca si rialza e continua a giocare, vorrei poter sapere che ogni volta che piangerai, anche quando non potrò esserci io a consolarti abbracciandoti, cullandoti e cantando una canzone, ci sarà qualcuno a farlo al posto mio.

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