Lo strano caso della Signora Minù

Dolce Signora MinùVi ricordate della Dolce Signora Minù? Sì, proprio lei, quella vecchietta minuta, con un cucchiaino appeso al collo che ha lo strano potere di farla trasformare in una donnina piccina piccina.

Ecco, P. ha proprio le fattezze di Minù, una signora anziana piccina, coi capelli d’argento e gli occhietti vispi.

P. prende il bus ogni mattina, quello delle 6,30 dei pendolari del paese. E aspetta il treno sottobraccio alla sua amica, di qualche decennio più giovane, che le fa compagnia sino a Roma.

Più volte mi sono chiesta come mai questa signora di una certa età facesse il mio stesso tragitto ogni mattina, faticoso già per me che di anni ne avrò quasi la metà.

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Questione di bisogni

BisogniCome canta Silvestri […] certo l’argomento può sembrare un po’ volgare/ lo capisco, ma vi suggerisco di dimenticare / qui il lato diciamo gretto, in pratica l’oggetto / in qualsivoglia aspetto o forma voi lo conosciate. […]

Non temete, non starò a parlarvi di produzione e consistenza.
Il punto è che non l’avevo forse mai considerata così profondamente, almeno fino a quando sono diventata mamma. Fino a quando non ho mai avuto problemi a cogliere quell’attimo fuggente.

Perché se siete di quelle che hanno bisogno di un momento di relax per espletare, lasciate ogni ogni speranza.

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Montessori at home. Si può?

Montessori il gioco dei travasiHo frequentato un asilo Montessoriano. Strano vero? Voglio dire ai miei tempi, si insomma un trentennio e passa fa, nientemeno che in un paesino della Puglia, un asilo che applicava il metodo Montessori.

Mamma andava fiera di avermici iscritto. Lo fu meno del fatto che un giorno, nell’impeto della mia indipendenza di quattrene, presi la via di casa da sola. Ci arrivai pure eh! Solo che dovetti tornare indietro perché non c’era nessuno. E all’asilo ci ritrovai mamma con una ciabatta alzata di troppo.

In casa aveva affisso il decalogo e io mi sono sempre ripromessa che se un giorno avessi avuto un figlio, ne avrei fatto tesoro. Read more

Di una mamma pendolare

Mamma pendolareAnche se questa è la storia di una #mammapendolare, G. mi ha abbordato ai giardinetti.

Scusa tu prendi l’autobus? Cioè voglio dire viaggi? Insomma la mattina che vai a lavoro a Roma con i mezzi?

Mai approccio fu più impacciato.

Affannata appresso a un’Inquilina novemesenne che aveva appena scoperto la sua indipendenza nel camminare, ho alzato lo sguardo per un nano secondo e ho pensato Ma questa chi è?

No, non è quello che ho detto, anzi ho risposto con fare abbastanza socievole. E dopo esserci scambiate le quattro battute di rito sul chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo, neanche fossimo due ragazze di Gauguin, ci siamo ripromesse di incontrarci presto, su questo o quell’altro treno.

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Che non ce l’hai una vita?

Tempo liberoNo. Io una vita non ce l’ho, ve lo dico subito così non vi lascio con la suspense e non siete costretti a leggere tutto il post.

O almeno, non ce l’ho per come la intendete voi.

In questo blog non troverete il post Girls Night Out. E neppure i 10 locali family friendly.

Sia chiaro la mia non è abnegazione. E a questa conclusione non ci sono arrivata subito, anzi. All’arrivo dell’Inquilina, per quanto non fossi neanche tanto più una pischella, non ero affatto preparata. A come sarebbe cambiata la mia vita non ero preparata. A una bimba con una richiesta di alto contatto non ero preparata.

Ma forse la cosa a cui non ero preparata, è questa nuova me. Read more