Cose che sanno di mare

[Attenzione: questo post è assolutamente dedicato agli amanti del mare come noi].

In attesa delle lunghe giornate estive, quelle in cui la figliola passa in rassegna – rotolando con il suo corpo – ogni singolo cm della spiaggia, sia mai lasciasse un granello di sabbia agli altri bambini; quelle in cui le dita assomigliano più a delle prugne secche; quelle da cui non si vorrebbe tornare mai; abbiamo sperimentato delle piccole cose che ci portino un po’ di mare a casa. Avete presente la storia di Maometto e la montagna no?!

✔️Favole dal mare. Il kit creativo di Larteaparte della serie Cuciamoci una storia. Si compone di pannolenci presagomati e perforati e contiene tutti gli accessori necessari ad assemblare i vari pezzi per creare la Sirenetta e il suo amico pesciolino. Un gioco adatto a partire dai 4 anni per sviluppare la manualità del bambino, da fare con la supervisione di un genitore che potrà aiutarlo nelle parti più complesse, e la narratività per arricchire di nuove avventure la storia che tutti conosciamo de La Sirenetta. ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Su Instagram la fotostory della realizzazione della Sirenetta e del pesciolino Flounder.

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Il silenzio delle mamme

Il silenzio delle mamme è quello di fine giornata. Quando si spengono luci, le coperte si rimboccano, i giochi tornano al loro posto e l’unico dolce suono è il respiro profondo di un bambino. O il russare – meno dolce – del papà. Ogni riferimento a fatti o persone è puramente causale.

Il silenzio delle mamme è quello del respiro trattenuto. Che inizia lì dove un passo in più, e finisce la pazienza. Che può durare un’eternità. Ma se solo con la conta si arriva a dieci. Altrimenti sono amari, assai.

Il silenzio delle mamme è il traguardo da difendere del sonno del neonato. Che si va via di schiena a cullarlo tra le braccia. E di voce a intonare ninna nanne. E pure di tetta, triste e ormai vuota. Che guai a tirare lo sciacquone o suonare al campanello. Che a volte si è fatto prima a staccarlo del tutto.

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Pillole di buonanotte #15

Mamma mamma Boh!”

“Che c’è Amore?”

“Mamma mamma Boh!”

“Mmmh”

“Mamma Boh! Boh!”

Disse la bambina indicando una lucertola. Quanto di più prossimo al coccodrillo avesse mai incontrato nel vialetto di casa.

“Oh Amore, hai ragione! È un bellissimo esemplare di Boh!”

Proprio no, non se la sentì di spiegare l’equivoco. Perché quelle prime due parole dette di fila furono una conquista grandissima. Poco importa se trattavasi di lucertola, coccodrillo o Boh?!

 

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L’ABC della merenda

Avete presente quel languorino… sì, quando non è proprio fame ma più voglia di qualcosa di buono. Ecco io ce l’ho più o meno due volte al giorno. In quell’orario critico fra le undici e mezzogiorno, quando inizia la mia litania quotidiana dell’aver fame ma non sapere cosa mangiare, e tra le diciassette e le diciotto quando vorrei qualcosa prima di arrivare a casa, ma non voglio rovinarmi la cena.

A quel punto due sono le scelte che ho davanti: sopportare il buco allo stomaco fino all’ora di pranzo, sperando nel frattempo non sia diventata una voragine, oppure attaccarmi con foga e disperazione a quello che propinano le macchinette dei corridoi aziendali. Con un risultato, in entrambi i casi, disastroso per la bilancia.

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Quella mattina che mia figlia mi ha detto Ciao

C’è un pensiero che mi ha accompagnato in questi 31 mesi. Ci sono cose che una mamma non dovrebbe mai conoscere, come il dover uscire la mattina di nascosto di casa per andare a lavoro. Peggio ancora, chiudere la porta e sentire alle spalle tua figlia che piange. E non potersi voltare e tornare indietro.

Sì, lo so che la Maria (Montessori eh) dice che i bambini vanno sempre salutati. Io ci ho provato, ma non ha funzionato mica. Anzitutto perché la mia sveglia suonava ad un orario improponibile. Che avrei dovuto fare, svegliarla all’alba per salutarla? E poi perché ci sono regole che non valgono per tutti.

L’ho imparato a mie spese, ai tempi di Tracy (Hogg, Il linguaggio segreto dei neonati, ndr) e quando ripetevo certe azioni illudendomi che mia figlia si sarebbe addormentata da sola e avrebbe dormito tutta la notte di fila. O che avrebbe poppato ogni tre ore. Andiamolo a raccontare a tutte quelle che come me hanno avuto e hanno neonati spalmati addosso h 24. E magari hanno anche pensato di stare sbagliando tutto.

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